Il "cerchio magico" di F. Boffoli e G. Semeraro rappresenta l'espressione matura di un universo lungamente covato e meditato in cui ritrovare il senso della propria esistenza; ci˛ significa per i due artisti autori, superare l'elemento individuale, corrompere la propria materialitÓ, e ricollocare l'esperienza di vita all'interno di un processo di moto perpetuo in cui tutto ritorna. Ridarsi la vita utilizzando l'espressione artistica per superare la frustrante condizione di inerzia iniziale equivale a compiere quel processo di "rivoluzione" in cui il ritorno al punto di origine Ŕ il termine ultimo di realizzazione (chiusura del cerchio)  e l'arte il mezzo attraverso il quale manifestarlo.

Ritornare a essere "legno grezzo", riscoprire i valori che tanta arte hanno generato e sorretto per secoli pu˛ voler ridare all'uomo i mezzi per scoprire dentro di sÚ i valori intellettuali che lo restituirebbero, arricchito dell'esperienza della vita, all'universo per il quale Ŕ stato originariamente creato. Il "cerchio magico" Ŕ la storia di questo ritorno, la rappresentazione di un evento tragico e poetico che lascia presagire il compimento di un processo di purificazione in cui l'arte funge da elemento mediatore. Per testimoniare questo percorso Boffoli e Semeraro si avvalgono del mezzo espressivo della "performance" sapientemente documentata da fotografie la cui sequenza diviene espressione del concetto di circolaritÓ. Ogni fotografia rappresenta l'epilogo della precedente ed Ŕ prologo della seguente, immagini in successione che delimitano un possibile palcoscenico in cui l'attore agisce seguendo tempi reali, gesti, ritmi fisici, segni interiori ed esteriori. Si tratta di un flusso di percezioni scritte con la luce la cui dinamicitÓ si determina nella capacitÓ di reazione dello spettatore che partecipa attento alla rappresentazione del tutto, aiutato, nel suo cammino, dall'inequivocabile filo didascalico che viene inserito allo scopo di eliminare possibili interpretazioni di significati non voluti. La trama Ŕ quella di una natura primigenia e incontaminata che prospera nell'animo dell'uomo  ma che egli non percepisce pi¨ nell'originaria funzione generatrice in quanto orfano di memoria e di virt¨. Aggrappati al ciglio dell'esistenza poeti e artisti ritrovano nell'arte, ancora una volta, il mezzo espressivo con il quale attendere, nel palcoscenico ideale dell'esistenza, alla realizzazione inesorabile, come - appunto - rappresentato da Boffoli e Semeraro, dell'indispensabile ed intima opera del SÚ interiore.     

 

Francesco  Mignacca

 


 

 

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