La sagoma stilizzata, nel particolare del dipinto, viene rappresentata con la testa ricurva, abbandonata al corpo, ad evocare l’idea di una crocifissione nello spazio e nel tempo; dalla parte posteriore della testa spuntano alcune parti dinamiche di materia rossa a significare regalità ed assieme fisicità sanguigna. Ai lati dell’immagine, non si scorgono - per la parzialità della foto - due vortici di energia rotante, al posto delle braccia.

Un sole rosso appare in basso a sinistra; una luce bianca, quasi centrale nell’opera, sembra attirare a sé, come origine di un vortice linee e fughe del dipinto.

Quali essenze-colori fondanti la vita si notano, in equilibrato contrasto, le pennellate solari gialle e i pigmenti di verde scuro e nero con i fondali blu, poco visibili. La figura nella sua totale interezza suggerisce l’immagine di un’anfora a due manici, quale vaso spirituale, raccoglitore del mondo.

 

( l’autore)

 

 “L’Anfora del Mondo” 150x210 dipinto murale,  1999 collezione privata.


 
 


Alludendo all’attimo della creazione, fanno capolino da un varco nebuloso di nero indistinto le figure numinose dai volti d’argilla, maschile-solare e femminile-lunare, a simboleggiare un immaginario amplesso archetipale.

Emanata dalle due essenze è visibile una terza icona centrale (a forma di testa umana con gli occhi a tau e senza pupille, poiché infiniti) sintesi incarnata dei primi due; seguita in discesa piramidale una simbolica umanità generata che conserva, in potenza, tutte le caratteristiche divine dei Capostipiti; della moltitudine rappresentata solo un soggetto rivolge lo sguardo all’alto.

 

( l’autore)

 

 

“Origini del Mito: Divini Amanti” 50x70 acrilico su tela, 2001 - collezione privata


 
 


Il soggetto femminile con la testa ricurva in segno di preghiera esprime il concetto spirituale di sostanza. La sua forma allungata a forma di calice allude alla capacità ricettiva e di contenimento dell’essere. Al centro dell’immagine, circondata da una campitura color terra (simbolo della creazione) quale asse dell’esistenza la doppia elica del DNA si sviluppa sulla scala della vita, dall’alto al basso e viceversa.

Le due braccia (una d’argento e l’altra di oro a testimonianza delle essenze attiva-solare e passiva-lunare) incrociano le mani all’altezza del bacino, in corrispondenza dei centri di riproduzione vitale) in segno di preghiera. Il color nero usato in prevalenza, per lo sfondo, indica il mistero e tutto ciò che sfugge alle umane descrizioni.

( l’autore)

 

 

 “Vergine orante” 50x70 acrilico su tela 2003,  collezione privata


 
 


 

“San Nicola e le tre ipostasi” 50x70 acrilico su tela, 2003 - collezione privata.

Da un fondo nero e compatto, metafora di una spiritualità indicibile ma anche di una sostanza - grezza - atta alle trasformazioni della vita spirituale, emerge la figura di Nicola celebre santo dell’immaginario di Oriente e Occidente. I contorni del personaggio, delimitati da un’aurea color rame-argilla (fa eccezione il pastorale), simboleggiano l’umanità incarnata e lasciano intravedere allegoriche campiture d’oro e d’argento, a significare le essenze solari e lunari sintetizzate nell’icona del santo.

All’interno della sua persona si osserva, realizzata con alcune volute, la scala genetica della vita collegata alle tre sfere dell’iconografia nicolaiana (in questo caso d’oro, d’argento e rame) a rappresentare le ipostasi della tradizione cristiana (Padre, Figlio e Spirito Santo). I lineamenti stilizzati del volto, a forma di mandorla (quale simbolo del Cristo), evocano l’idea della colomba dello Spirito Santo e della croce.

L’analogia del San Nicola, rappresentato, con il bianco volatile della spiritualità è chiara; Egli è al suo pari, divino messaggero; vedi, non a caso, la somiglianza della livrea del suo corpo con quella dell’ape, il mantello a forma di ala ed il terzo occhio in buona evidenza.

Il pastorale (con la sommità a spirale, emblema di vita) impugnato dalla mano sinistra esorta gli uomini alla vittoria spirituale, lasciando trasparire - nel contempo - una paterna vocazione all’adunanza e conduzione delle anime.

 ( l’autore)

 

 


 
 


 

 

 

“Sant’Antonio e la predica dall’albero” 50x70 acrilico su tela, 2003 - collezione privata.

Da un fondo scuro, in un’apertura color argento, si scorge - in controluce e al centro del quadro - adagiata su di una colonna, quale metaforico asse del mondo; l’immagine scura di Sant’Antonio in preghiera; nell’atto di comunicare con le braccia aperte - a croce con il corpo - le immutabili verità della vita spirituale.

Dalla sua sagoma, alla sommità di un allegorico albero della vita - a forma di calice - con la chioma dorata verso il cielo, dipartono i rami dell’esistenza.

La posizione del Santo, ritratto in posa da monaco stilita, è un omaggio dell’autore alla vocazione spirituale del Mistico francescano nei confronti delle genti medio-orientali.

Alla base della colonna, presenti alla predica, alcune pie donne ad evocare, non a caso in tragica similitudine, il necessario scenario - per la resurrezione alla vita eterna - della crocifissione del Cristo.

 

( l’autore)

 


 
 


 

 

“Il Genio della Lampada: Divo" 50x70 acrilico su tela 2002 - collezione privata

 

 

Dalle gigantesche sfere del Mistero e dell’Assoluto emergono in un metaforico incontro il principio maschile-solare e quello femminile-lunare, dando luogo ad una ulteriore figura dalle accennate sembianze umane. Il terzo soggetto, risultato tra i due precedenti, è connotato da alcune fasce orizzontali color rame-argilla (simboliche della terra e dell’uomo) alternate a strisce di colore nero (l’origine invisibile sempre presente); la stessa immagine, partendo dalla scritta-radice Divo (divino o Dio), rappresentata nella parte centrale dell’opera, termina non a caso - verso la sommità del quadro - a cupola di minareto; identico motivo medio-orientale ispiratore del titolo dell’opera stessa: Il Genio della Lampada: Divo.

( l’autore)

 

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Ultimo aggiornamento: 09-01-09.